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20/11/2013 - Cinque epoche nell'Archeodromo della Serra di Galugnano
Quotidiano di Puglia

Forse non tutti lo sanno, ma nel Salento esiste il più grande museo a cielo aperto d'Italia. E' Kalòs, l'Archeodromo salentino, un vero e proprio parco archeologico sperimentale, in cui ripercorrere le principali fasi evolutive della civiltà. Situato nella Serra di Galugnano, l'archeodromo può davvero essere definito come una macchina del tempo, attraverso cio accedere alla storia locale, ammirando dolmen, vasi di terracotta messapici, strade romane e botteghe artigiane medioevali. Ma non si tratta di un'osservazione passiva, varcata la soglia, infatti, il visitatore si trova catapultato nella realtà quotidiana delle popolazioni più antiche, a mezzo metro da un ceramista messapico intento a forgiare il tipico vaso bicolore, o da una biga giudata da un centurione romano. Il viaggio comprende cinque fasi storiche, ricostruite dall'archeologo Alessandro Quarta, che ne ha curato gli aspetti scientifici, sperimentali e didattici, sotto la supervisione di Francesco D'Andria direttore della Scuola di beni Archeologici "Dinu Adamesteanu", Si parte dalla protostoria (quarto millennio a.c.) con le antichissime testimonianze di vita nel Salento; i Dolmen e i Menhir; i primi luoghi di rito umano che costituiscono le prime opere architettoniche di cui il territorio è molto ricco. Tipiche del Salento sono le Specchie, ovvero, cumuli di terra e sassi che fungevano da punti di avvistamento e poi le prime capanne, segno dell'inizio della stanzialità delle popolazioni; e siamo già nella seconda tappa del viaggio ossia nell'età del bronzo. Il percorso continua in ordine cronologico, con la città dei Messapi, popolo alle radici dell'identità salentina e che risale a 2.600 anni fa. Dotata di una possente cinta muraria, nella città messsapica si possono ammirare i ceramisti nell'intento di creare i famosi vasi con le figure nere e rosse, osservare i rituali della libagione della Dea Thana, i rituali funerari, l'eschara (altare) alla Dea Erzeria e la grotta di Demetra, dove si svolgevano i misteriosi riti di iniziazione alla dea. Dall'epoca romana, poi, i visitatori possono apprendere come si costruissero le strade attraverso le grosse macchine di sollevamento e trasporto blocchi. Si approda, infine, nella laboriosa vita di campagna del villaggio medioevale, in cui osservare le tecniche di lavorazione dei tessuti, del ferro e lo stoccaggio delle granaglie. Da non perdere la rappresentazione della giostra equestre. Un percorso allietato dal suggestivo paesaggio che si espande sulla vallata circostante: l'archeodromo sorge, infatti, su una piccola altura da cui è possibile ammirare buona parte dei comuni limitrofi, respirando il profumo della terra rossa e ammirando la vegetazione tipica del territorio salentino, ovvero il principe olivo.

Di Serena Costa

 
 
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