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15/05/2012 - Il magnetismo delle forme, Carlucci e Okun per il Must
Quotidiano di Puglia

In tempi in cui si avverte più concretamente il bisogno delle comunità di mostrare e lasciare memoria di sé apre i suoi spazi il Must, il nuovo museo storico della Città di Lecce, per rendere visibile a tutti la linea storica e culturale che caratterizza la memoria e il presente della città barocca. Si è scelto di recuperare e valorizzare l'antico monastero di Santa Chiara, 3000 metri quadrati che racconteranno la storia di Lecce dalle sue origini messa piche alle invasioni romane e turche, al suo essere, oggi, luogo di incontro tra culture mediterranee. L'apertura nel mese di aprile sarà dedicata a due mostre parallele dedicate a Cosimo Carlucci e Jenny Okun. La prima è curata da Antonio Cassiano e Nicola Elia con le opere che nel 1983 lo scultore salentino aveva donato alla città in un lascito importante che ricopriva l'intero arco della produzione artistica. Le opere di Carlucci, collocate al piano terreno del Must, restituiscono il giusto valore all'opera di uno dei protagonisti della scultura italiana del secondo Novecento. Michele Afferi e Brizia Minerva ne ricostruiscono la storia artistica ed esistenziale nel ricco catalogo che accompagna la mostra. Carlucci (1919-1987) si forma a Lecce nella vivace fucina dell'Istituto "Pellegrino" ma la crescita professionale avviene soprattutto in Toscana. Negli anni 50 è a Roma dove frequenta Giuseppe Capogrossi, Alberto Burri, Ettore Colla e comincia ad esporre su una linea di ricerca incentrata sui rapporti tra spazio e luce. Nel decennio successivo, affianca i protagonisti della scultura contemporanea con lavori che vanno verso la "Opera d'arte aperta", tesa ad assumere dentro di sé lo spazio che la circonda e con esso, l'elemento dell'aria e della luce che lo sostanzia. Su tutt'altro registro la mostra fotografica di Jenny Okun, a cura di Anna Cirignola. "Dreamscapes" è una raccolta di scatti a monumenti e architetture tra cui i 17 realizzati a Lecce. Caratterizzata da vedute decorative, la Okun ama lavorare dentro lo spazio urbano che tassella in una interpretazione quasi astratta. A cavallo tra le visioni del cubismo analitico e la riflessione sul tempo e sulla forma; le partiture della Okun sono rese ancora più efficaci dall'uso attento ed evocativo del colore e del digitale che in questa dimensione artificiale e sovrapposta offre la versione poetica e suggestiva di una città lontana da qualunque stereotipo. Il barocco leccese, fotografato a varie riprese tra il 1999 e il 2011, ha rappresentato una vera e propria sfida per l'artista californiana abituata a riprendere e ridurre la linerarità degli edifici dei grandi architetti contemporanei.
Di Marinilde Giannandrea che si ringrazia

 
 
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