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26/11/2013 - Il fagiolo snobbato dai nobili re della tavola e della salute
Quotidiano di Puglia

Le caste sono una costante della storia umana e non solo. Prendiamo ad esempio i legumi, dall'alba dell'Homo Erectus accompagnano la mensa del più infestante degli animali terrestri; eppure anche tra i legumi le caste sono in agguato.  E' ben noto che i gafioli sono figli delle Americhe e posti a mensa dopo l'impresa di Colombo, forse è meno noto che essi esistevano nella forma di Dolichos Melanophthalmus nel mondo Mediterranea. Detti fagioli d'Egitto o fagioli con l'occhio apparivano nelle mense delle classi più diseredate come testimonia il celebre dipinto di Annibale Carracci. Virgilio li appellava "Vileum Pahaseulum" e nessuna delle grandi famiglie romane derivò il suo nome dal fagiolo. I Pisoni ( Da pisiu, ovvero, pisello) ebbero nella stirpe Calpurnia che divenne moglie di Giulio Cesare; le lenticchie ( Lens lentis) diedero il nome alla famiglia dei Lentuli e le fave addirittura alla gens Flavia. Ma nessuna famiglia nobile o assurta a nobiltà si apropriò del fagiolo nel proprio nome. Poi vennero i fagioli del Nuovo Mondo, preziosi come tutte le rarità, il più antico documento noto nel quale i fagioli sono menzionati riguarda tale Pietro Valeriano che li ricevette da Papa Clemente VII a cui furono donati dall'Imperatore Carlo V. Correva l'anno 1.528, Clemente VII e Carlo V hanno un notevole palmarès nella storia dell'alimentazione, nel 1570 sono presenti nel menù di un banchetto e cent'anni dopo Colombo, si diffondono nello stivale. Il Phaseolus vulgaris diventa la carica proteica essenziale per risollevare il vecchio mondo da carestie e pestilenze.
Di Pino De Luca che si ringrazia

 
 
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