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30/01/2014 - Pezzenti
Quotidiano Di Puglia

Mino De Santis è uno stimato cantautore salentino in grado, nei suoi brani, di delineare riuscitissimi ritratti in cui trovano perfetta sintesi due dimensioni non sempre congiunte: da un lato, la fattcità delle vicende umane e dall'altro l'eidetica eterna, eterna ed immateriale, entro cio quelle concrezioni si collocano. Sia che canti de " Lu preute" e dei "Radical chic", De Santis si serve del dialetto per liberare finalmente un intero territorio, il Salento, dalle convinzioni stereotipiche che gli sono attribuite, riattingendo così alla veracità di una terra che ha molto di più da offrire rispetto alla esaltazione dei suoi pur bellissimi tratti naturali, talvolta e misteriosamente assurti a categoria metafisica. Di fronte ad ogni particolare della vita, lo sguardo fenomenologico di De Santis scorge, descrive, testimonia la valenza universale delle vicende di volta in volta messe in musica. In questa tensione trascendente, i versi di De Santis sono in grado di rivolgersi ad un uditorio pressochè sconfinato. Il cantautore salentino incarna così quelle "forme di espressione ibride" che Maurice Merleau-Ponty, filosofo del Novecento francese, aveva indicato come uno degli obiettivi prioritari del nostro tempo. Questo risultato viene colto in modo significativo nel videoclip di "PEZZENTI" in cui, tra gli altri, recita Alessandro Haber. In un desolante scenario, che in qualche modo richiama lo sfacelo in cui siamo precipitati, Mino De Santis, Nando Popu e Giovanni "Endesho" De Santis cantano per intero il brano "Pezzenti", intervallati da diverse tipologia di migranti intendi ad autorappresentarsi in modo ironico. Chi sono in realtà i pezzenti? Sono le donne e gli uomini crocefissi alla propria condizione di ricercatori di un minimo di benessere o quanti traggono  beneficio dal permanere di questa condizione di sottomissione? Come nel "Quarto Stato" di Giuseppe Pellizza da Volpedo, il video "Pezzenti" assume anche una valenza simbolica quando sul finire, lascia intravedere la marcia degli oppressi che, inarrestabile, muove verso la liberazione. L'espressione di smarrimento sul volto di haber, destinatario delle proteste, mostra che un nuovo tempo è forse già iniziato.

Estratto dalla rubrica "Punctum" di Giovanni Scarafacile

 
 
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